L'itinerario comprende
quasi totalmente corti rurali e "ville" lungo l'Adigetto. Le "ville"
sono impropriamente chiamate tali dato che non è documentato nè è probabile
- se non fosse per il palazzo Patella - l'uso residenziale da parte delle
famiglie patrizie veneziane. Quasi sempre, d'altronde, le ville polesane
hanno carattere rustico perchè mai considerate case di villeggiatura o
svago, sia per la piattezza del paesaggio sia per la difficoltà delle
comunicazioni.
Alle grandi corti rurali è legato tutto un mondo contadino scomparso: nei periodi in cui la corte era maggiormente
in attività (la semina, il raccolto, la trebbiatura) l'afflusso di salariati,
obbligati e donne era elevatissimo e il lavoro febbrile. La corte era
durante tutto il tempo dell'anno virtualmente autosufficiente dal punto
di vista economico: la stalla e i campi fornivano gli alimenti che venivano
poi lavorati, il "brolo" (orto con frutteto) e il vigneto davano ortaggi
e frutta d'ogni sorta, vi si riparavano attrezzi, i carradori e i fabbri
operavano nelle loro officine: tutto era mirabilmente economizzato e riciclato.
Corte fam. Viola,
v. Umberto I°
Le grandi corti lungo l'Adigettio,
pur se in gran parte adibite ancora all'agricoltura (ma un'agricoltura
moderna, meccanizzata, che necessita di pochissimi addetti), restano
ormai testimoni silenziosi di un tempo che non torna, monumenti inusuali
e quasi incomprensibili per gli uomini d'oggi quanto le rovine di un tempo
antico.
L'itinerario inizia a Canale
- località amministrativamente divisa tra i Comuni di Rovigo, Cergenano
e Villadose - ove però l'Adigetto proveniente da Rovigo e Buso è stato
interrato nel tratto urbano. Lungo via Teano - la sinuosa "strada dei
munari" (mugnai) che portava ai mulini sull'Adige - si incontra appena
fuori dell'abitato il rustico Cornera, massiccio esempio di armonizzazione
tra esigenze abitative e agricole, con soluzioni architettoniche che troveremo
diffusamente lungo tutto l'itinerario.
Palazzo Patella, sede municipale
Ritornati sulla strada arginale,
che prende il nome di via Garibaldi, ci si dirige verso Villadose
seguendo la corrente dell'adigetto, purtroppo spesso lasciato
in secca d'inverno. Il canale non è facilmente visibile dalla
strada, in quanto coperto da una lunga fila di abitazioni costruite
sui "froldi", il terreno di riporto ammassandosi lungo i secoli
nell'alveo: oggi infatti le strade arginali corrono distanti tra
loro, a testimonianza di un tempo in cui il letto del fiume era
più ampio.
Dopo poco, in località Penelazzo,
si osserva a sinistra verso la campagna la corte omonima, recentemente
restaurata, con il granaio porticato separato da una abitazione
rustica più recente.
All'interno della recinzione, verso la
strada. si può ammirare un frassino dal fusto contorto e incavato di
circa 400 anni d'età.
Si entra a questo punto, superata un'ansa
del canale, nella borgata Rovigata che ha avuto dal villadosano
Gianni Sparapan una sua consacrazione letteraria: in più libri lo scrittore
descrive l'ambiente umano e sociale della Rovigata contadina degli anni
'40 e '50, così particolare nei personaggi tratteggiati e tuttavia
così universale nella rapprentazione delle gioie e dei drammi umani.
Attraversato l'Adigetto sul ponte della
statale 443, si piega subito a sinistra verso il centro di Villadose
lungo la via Liona, che prende il nome da una delle nobili famiglie
veneziane con possedimenti nella zona. Dopo qualche centinaio di metri
la strada si allarga e permette di osservare la grande mole di palazzo
Patella col suo attiguo oratorio recentemente restaurato, prospicienti
entrambi l'Adigetto.
Corte Casalini, località Cambio
Il canale è attraversato in questo punto
da un ponte a schiena d'Asino che ha sostituito nell'Ottocento un precedente
manufatto in legno. E' questo il cuore del paese e da qui parte la centrale
via Umberto I°, impropriamente chiamata "piazza" dai villadosani, sulla
quale si affaccia anche la parrocchiale.
Il palazzo Patella, sede municipale
dagli anni Venti; è un maestoso edificio costruito tra Cinquecento e
Seicento (la data precisa non è nota), con due facciate sostanzialmente
differenti riconducibili a due diversi modelli: ferrarese e veneto.
La facciata a nord, verso l'Adigetto è ancora severa, mossa solamente
da un portale bugnato al primo piano. La facciata a mezzogiorno è più
graziosa e solare, con a pianterreno il bel portico a cinque arcate
a pieno sesto e con la loggia trifora del piano nobile. La villa (parzialmente
visitabile nelle mattine di tutti giorni feriali) si compone del piano
terreno, con due bei camini in tufo e le volte a botte, del piano nobile
e dell'amplissimo granaio nel sottotetto. Nel vasto salone al piano
nobile sono esposte quattro grandi tele di autore ignoto secentesco,
a soggetto sacro, provenienti dal vicino oratorio Patella e recentemente
restaurate. Al piano terreno è ospitata la Mostra didattica sulla centuriazione
romana (vedi sopra per notizie ed orari). Usciti dal palazzo ci si affaccia
su piazza Moro, pallido riflesso di quello che doveva essere un tempo
la corte del complesso Patella comprendente rustici di servizio andati
perduti e la vicina cappella gentilizia.
L'oratorio Patella, ora Monumento
ai Caduti, fu costruito nel 1688 da Bartolomeo Patella a servizio dell'attiguo
palazzo. Ebbe in un primo tempo la facciata a sud e venne dedicato a S.
Maria Annunziata; a metà del Settecento i Patella costruirono il nuovo
altar maggiore dedicato a san Bartolomeo contornato da due statue di
santi (attualmente presso il Municipio), ingrandirono l'edificio e aprirono
l'attuale ingresso a nord. All'interno, dietro l'altare, vi è una Madonna
col bambino affrescata, ormai quasi del tutto deteriorata, risalente
con tutta probabilità alla prima costruzione. Nelle pareti, oltre alle
lapidi che ricordano i caduti in guerra, si trovano due epigrafi poste
da Costanza Patella, ultima discendente della famiglia, all'inizio del
secolo scorso.
Seguendo via Umberto i°, si arriva dopo
qualche centinaio di metri alla chiesa parrocchiale dedicata
a San Leonardo, la storia travagliata è stata ampiamente descritta da
Gino Braggion nel suo "E villadose risorse da secolari tribolazioni".
Oratorio Patella
Chiesa parrocchiale di S. Leonardo
L'attuale chiesa è la terza della
serie; la costruzione fu iniziata nel 1790 con l'apertura al
culto nel 1815, essendosi nel frattempo demolita la seconda.
Il campanile è stato invece inaugurato nel 1901, dopo la demolizione
nel 1882 del precedente. La facciata è incompleta; tra le opere
d'arte che abbeliscono l'interno, si possono ricordare l'altare
della Madonna proveniente dalla soppressa chiesa di s.Margherita
a Venezia; la statua lignea di s. Giuseppe opera del veneziano
Cadorin; la pala ad olio di Riccardo Cessi "La sacra famiglia"
datata 1873. Dietro l'altar maggiore spicca il nuovo organo a
canne inaugurato nel 1985 (il precedente risaliva al 1840).
All'uscita dalla parrocchiale,
si può ammirare di fronte ad essa e oltre l'Adigetto la cosidetta
Corte Barchessa, imponente esempio di corte veneta composta
da un corpo padronale e da una barchessa" (rustico caratterizzato
da lunghi porticati con ampi magazzini al piano superiore) che
ha dato il nome alla retrostante campagna. Sul lato ovest si
erge un grazioso annesso, che in altri tempi si spingeva sin
sul canale per favorire il carico e lo scarico dei barconi.
Dall'altro lato, un moderno edificio chiude in modo asimmetrico
e artificiale la Corte, costruita dai Donà tra la fine del Seicento
e l'inizio del Settecento e passata in seguito ai Grimani e ai
Marcello.
Oltre il paese l'Adigetto disegna fino
al confine con Adria un tracciato sinuoso e ricco di anse parzialmente
occupate da tipiche case rurali polesane spesso restaurate e riattate.
Le due strade arginali, via Turati a sinistra e via Rizzo a destra ,
corrono parallele verso le località di Cambio e Ca' Tron. Proseguendo
per via Turati prima di arrivare al centro di Cambio, si trovano due
belli esempi architettonici, il rustico Suman e la Corte Casalini.
Il rustico Suman, uno dei più
belli e interessanti dell'intero territorio, è posto anch'esso parallelo
all'Adigetto; probabilmente settecentesco, è di gusto neoclassico con
le sue colonne tuscaniche, i pilastri lisci e l'uso dell'architrave
nella facciata prospiciente il corso d'acqua. La parziale occlusione
del colonnato non ha tolto all'edificio, per il quale si è fatto il
nome di Sante Baseggio, l'originale ariosità.
Poco dopo, ampliamente distesa lungo
l'Adigetto, appare la corte Casalini, vasto complesso costituito
principalmente da due grandi barchesse rispettivamente a 23 e 15 arcate,
la casa padronale recentemente restaurata con la scala esterna a due
rampe, due piccoli chioschi esagonali di gusto settecentesco (uno dei
quali malauguratamente abbattuto di recente), un secondo corpo abitativo
dalla chiusura di alcune arcate della grande barchessa ad est. Più oltre,
nella campagna a nord, sorgono la corte De Stefani edificata nel 1860
e villa Emma, del 1912.
Al confine con Adria sorge Ca' Tron,
di difficile datazione per le trasformazioni subite, che fa parte di
un complesso rustico posteriore. Pare che appartenesse ai benedettini
cui si deve in parte la bonifica del territorio. Nel 1775 risulta già
di proprietà della famiglia Tron che ha dato il nome alla località.
Interessante l'ingrossamento della base che fa supporre che la costruzione
sia molto antica, fose quattrocentesca.